CINEMA DAL MONDO

martedì  20:30

27a edizione Cinema dal Mondo
Questa rassegna era prevista per novembre-dicembre 2020. Tutto era pronto per il suo svolgimento regolare, ma all’ultimo momento la chiusura delle sale per la pandemia ci ha costretti a sospenderla. La riproponiamo ora con solo qualche piccolo aggiustamento.
Il programma di Bellinzona e di Mendrisio è rimasto identico alla concezione originale. Locarno prevede un film in meno (perché quello allora previsto in collaborazione con “Los amigos de la lengua española” ha potuto essere proiettato regolarmente) e Lugano ne ha aggiunti due, tutti già presenti nei programmi delle altre località.
In questo lungo periodo di restrizioni e chiusure, si sono sentiti i vari responsabili dei cinema ticinesi dire che mancavano i film attrattivi e, nella logica della distribuzione commerciale, sarà pur vero. Eppure questa 27° edizione di Cinema dal mondo, che come sempre si prefigge di dare visibilità a film spesso ignorati dalle nostre sale, ne presenta ben 14, provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’America latina. Quasi tutti hanno avuto la loro prima mondiale negli ultimi grandi festival che si sono potuti svolgere normalmente (Cannes, Venezia, Berlino…) e non pochi hanno in quelle sedi ricevuto importanti riconoscimenti: l’Orso d’oro a Berlino per l’iraniano There is no Evil, la Caméra d’or per la miglior opera prima a Cannes per il guatemalteco Nuestras madres, l’equivalente Leone del futuro a Venezia nonché il Gran Premio del Festival di Friburgo per il sudanese You Will Die at 20, il Premio per il miglior film al Festival di Zurigo per il messicano Sin señas particulares.

E si tralasciano qui gli innumerevoli premi ricevuti dagli altri in festival cosiddetti “minori”, se no la lista sarebbe troppo lunga. Sono tutti film che nel resto della Svizzera riescono abitualmente a trovare una loro discreta circolazione, ma che in Ticino (fatte salve quel paio di sale d’essai che cercano di resistere alla mentalità mercantile dominante) non arrivano o nel migliore dei casi arrivano col contagocce, anche perché da molto tempo ormai si è persa l’abitudine di proiettare i film nella loro versione originale sottotitolata.
I 14 film che, speriamo, i cinefili ticinesi potranno ammirare da fine aprile ad inizio giugno consentono di esplorare in profondità realtà molto lontane da quella occidentale in cui siamo immersi e che spesso limita i nostri orizzonti costringendoci a sguardi sempre più fugaci (complice anche la pandemia che sembra essere diventata l’unica preoccupazione del mondo) su quel che succede altrove. Dal Marocco al Messico, dalla Georgia al Bhutan, dall’Iran al Guatemala, si potrà immergersi per il tempo limitato di un film nelle situazioni e nei problemi di paesi che l’informazione spesso tralascia o affronta solo di striscio. Ma non si tratta solo di questo: abbiamo scelto questi film, fra i tanti possibili, soprattutto per le loro qualità cinematografiche, per le loro scelte formali, per la loro ricerca di linguaggi originali. Che poi sono le qualità che hanno permesso la loro selezione nei festival internazionali più prestigiosi.

Michele Dell’Ambrogio, Circolo del cinema Bellinzona

27.04.2021 | MIDNIGHT TRAVELER

regia: Hassan Fazili; con Hassan Fazili, Nargis Fazili, Zahta Fazili…

v.o. farsi, pashtu, inglese; st. francese, tedesco; 88’ – Afghanistan 2019

Nel 2015, dopo la trasmissione in tv del documentario Peace in Afghanistan, i talebani uccidono il protagonista del film e minacciano di morte il regista, Hassan Fazili. Temendo per la sua famiglia, Fazili decide di fuggire con la moglie e le due figlie, prima in Tagikistan e dopo più di un anno verso l’Europa, passando per la Turchia, la Bulgaria, la Serbia e l’Ungheria, e di testimoniare la loro odissea con i cellulari.

Un racconto in prima persona dei rischi, delle speranze e delle paure che vivono i profughi in cerca d’asilo, ma anche dell’amore che ha tenuto unita questa famiglia.
(da “Internazionale”, 15 maggio 2020)

4.05.2021 | CANCIÓN SIN NOMBRE

regia: Melina León; con Pamela Mendoza, Tommy Parraga, Lucio Rojas…

v.o. quechua; st. francese, tedesco, 97’; b/n– Perù 2019

Perù, anni ’80, nel bel mezzo della crisi politica del paese. Georgina, senza risorse finanziarie, aspetta il suo primo figlio, e risponde all’annuncio di una clinica che propone cure gratuite alle donne incinte. Ma non vedrà mai la sua bambina, quindi si rivolge a un giornalista che le promette di indagare…

Il film è girato in bianco e nero in formato 4:3 […] Anche l’estetica conferisce al film un aspetto noir, cosa che si addice, dato che le indagini condotte sono kafkiane, piene di vicoli ciechi e strade lunghe e tortuose che non portano da nessuna parte. È un film sulla possibilità di superare gli ostacoli della burocrazia quando si è poveri e privi di diritti.
(da Kaleem Aftab, in www.cineuropa.org)

11.05.2021 | YOU WILL DIE AT 20

regia: Amjad Abu Alala; con Islam Mubarak, Mustafa Shehata, Moatasem Rashed, Talal Afifi…

v.o. arabo; st. italiano o francese, 103’ – Sudan, Francia, Egitto, Germania, Norvegia, Qatar 2019

Leone d’Oro del futuro, Venezia 2019; Gran Premio, Friborgo 2019

Alla nascita il piccolo Muzamil ha ricevuto una profezia dal santone del suo villaggio: morirà a vent’anni. Senza speranza, senza remissione. Da bambino è tenuto nascosto, da adolescente protetto dalla famiglia, da giovane adulto prova comunque a cercare la propria strada…

Nelle intenzioni del regista, che a Venezia ha vinto il Leone del futuro per la miglior opera prima e a Friburgo il Gran Premio, la vicenda di Muzamil è una metafora esplicita, letterale, del futuro che spetta alle generazioni future del Sudan e dell’intero continente subsahariano: la fuga come unica speranza, primo passo verso l’emancipazione da una visione preconcetta della realtà.
(da Roberto Manassero, in “Cineforum”, 588, ottobre 2019)

18.05.2021 | SIN SEÑAS PARTICULARES

regia: Fernanda Valadez; con Mercedes Hernández, David Illescas, Juan Jesús Varela…

v.o. spagnolo; st. francese, tedesco; 95’ – Messico, Spagna 2020

Una madre parte alla ricerca del figlio, letteralmente scomparso mentre era diretto verso il sogno americano con un amico. Conoscerà un altro giovane che invece sta tornando in Messico dopo l’esperienza negli States, e con lui entrerà nel territorio dove domina la legge dei gruppi armati.

Ritratto apparentemente semplice e molto bello di una donna del popolo e madre, di cui la camera esplora ogni minima inflessione del viso, il film in realtà nasconde diversi strati sottili che gli consentono di abbracciare il suo soggetto in tutta la sua ampiezza, dal desiderio di migrazione ai lampi di solidarietà che emergono in un clima generale di minacce e segreti.
(da Fabien Lemercier, in www.cineuropa.org)

25.05.2021 | ADAM

regia: Maryam Touzani; con Lubna Azabal, Nisrin Erradi, Douae Belkhaouda…

v.o. arabo; st. francese, tedesco; 98’ – Marocco, Francia, Belgio 2019

Nella Medina di Casablanca, Abla, una vedova che vive con la figlia di 8 anni, gestisce un negozietto di pasticceria. Quando alla sua porta bussa Samia, una ragazza incinta, non può certo immaginare che la sua vita prenderà un altro corso…

Presentato al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard, questo film tutto al femminile affronta in modo sensibile e delicato la condizione della donna nel Marocco di oggi, e in particolare la situazione delle ragazze madri, ancora messe al bando dalla società.
(da www.allocine.fr)

1.06.2021 | LES HIRONDELLES DE KABOUL

regia: Zabou Breitman, Eléa Gobbé-Mévellec

v.o. francese; st. tedesco; 81’; animazione – Francia, Svizzera, Lussemburgo, Monaco 2019

Nell’estate del 1998, in una Kabul occupata dai talebani, Mohsen e Zunaira si amano profondamente, ma dovranno fare i conti con le imposizioni di una società anacronistica…

Solamente scavalcando le apparenze si può allora ritrovare la magia, o almeno l’illusione, della libertà. Per arginare l’ostacolo, Les hirondelles de Kaboul sposa dunque uno sguardo cinematografico che va ben oltre le barriere concettuali del genere. Il film è girato come fosse in live action, con sequenze notevoli e complesse capaci di toccare le giuste corde emotive e di giocare, senza alcun timore, con la suspense e la tensione.
(da Simone Soranna, in “Cineforum”, 586, luglio 2019)