GIROGIROTONDO…

martedì  20:30

casca il mondo… un nome evocativo per una rassegna pensata intorno al tema del gioco e che si è poi concretizzata nel modo di dire “toglieteci tutto, ma non il gioco”. Come in situazioni drammatiche, conflittuali, al di là della lingua, del paese, dell’età ci sia il piacere del giocare. Non segue logiche, è un istinto che si sviluppa fin dalla nascita, come qualunque altro senso. I bambini iniziano a giocare fin dalle prime settimane di vita. Anche gli animali traggono piacere nell’atto di giocare, senza regole o secondi fini. Un’azione quindi totalmente irrazionale, ma necessaria all’uomo come agli animali. Un qualcosa di innato a cui non si vuole e non si può rinunciare. Cambiano i giochi, cambia l’età ma sarà sempre parte integrante della nostra vita. Che sia in solitaria o in compagnia, i momenti di svago devono essere presenti nella vita di ognuno.

Da sempre poi i giochi di gruppo sono quelli che negli anni hanno sempre coinvolto di più, come il calcio, gioco di squadra per eccellenza. Tutti accomunati da un’unica passione liberatoria, una specie di droga naturale di cui si sente il bisogno, un momento di condivisione a cui è impossibile rinunciare. Che sia quindi un gioco da seguire, da praticare, o un semplice passatempo in compagnia, il giocare resta una delle attività necessarie nella nostra vita quotidiana.
I quattro film proposti, partendo da un classico degli anni 50 e arrivando fino ad oggi in paesi molto diversi, vogliono focalizzarsi su queste premesse presentando delle situazioni dove la sopravvivenza, la speranza, il sogno passano attraverso il gioco.

Maurizia Magni Caltagirone, LuganoCinema93

27.10.2020 | JEUX INTERDITS

regia: René Clément;  interpreti: Brigitte Fossey, Georges Poujouly, Lucien Hubert, Philippe de Cherisey, Laurence Badie, Madeleine Barbulée, Suzanne Courtal, Jacques Marin, Violette Monnier, Denise Péronne. 

Leone d’Oro a Venezia, Oscar onorario

v.o. francese, b/n,  84’ – Francia 1952

Un amore infantile reso drammatico dalla realtà che lo circonda: mentre infuria la guerra Paulette, cinque anni, e Michel, undici, ripetono nei loro giochi gli orrori e le crudeltà che vedono quotidianamente. Quando gli adulti tentano di separare i due bambini, Paulette fugge.

Nella Francia del 1940, devastata dalla guerra, un’orfanella di 5 anni fa amicizia con un contadinello con cui gioca a seppellire gli animaletti morti. Adulti irritati. Uno dei pochi film sull’infanzia senza infantilismi, notevole anche per la secchezza documentaria nella descrizione di un mondo contadino non idealizzato. Da un romanzo di François Boyer, sceneggiato da Aurenche e Bost con un certo intellettualismo cavilloso. La Fossey divenne l’emblema dell’infanzia sopraffatta dagli avvenimenti e dall’egoismo degli adulti. Leone d’oro a Venezia. Divenne popolare l’omonimo motivo musicale di chitarra, composto (forse adattato) da Narciso Yepes. (ilMorandini)

3.11.2020 | THE KITE RUNNER

regia: Marc Forster, dal romanzo di Khaled Hosseini; interpreti: Shaun Toub, Homayon Ershadi, Khalid Abdalla

v.o. dari, inglese, pushto, russo, urdu; st. italiano e inglese; 125’ – USA, Cina, GB, Afghanistan 2007

E’ un piacevole assolato pomeriggio a Kabul e i piccoli Amir, figlio di un notabile pashtun, ed Hassan, il suo piccolo servitore azara, stanno partecipando a una gara di aquiloni. Tuttavia, il risultato della gara e un atto di vigliaccheria segneranno la rottura dell’amicizia fraterna tra i due bambini. Venti anni dopo, Amir, che si è trasferito negli Stati Uniti, torna nel suo paese ormai governato dai Talebani per combattere i fantasmi del passato e ristabilire la giustizia.

Poetico, emozionante, spettacolare, commovente. Premesso che è sempre pericoloso aver letto e amato il libro da cui un film è tratto, è inevitabile non farci i conti. Per prima cosa va detto che The Kite Runner diretto da Marc Forster è un bellissimo film: attori intensi, affascinanti ricostruzioni storiche, potenza narrativa. Eppure, il complesso turbamento che il bestseller di Khaled Hosseini è stato capace di suscitare nel lettore non viene completamente restituito. E Forster non riesce a tradurre in immagini un sentire e un’atmosfera che nelle pagine hanno il sapore del vissuto.

10.3.2020 | TIMBUKTU

regia: Abderrahmane Sissako; interpreti: Ibrahim Ahmed, Abel Jafri, Toulou Kiki, Layla Walet Mohamed

Premio della Giuria Ecumenica, Premio François Chalais

v.o. francese, arabo, bambara, inglese, songhay, tamashek; st. italiano; 97’ – Francia, Mauritania 2014

Non lontano da Timbuktu, occupata dai fondamentalisti religiosi, in una tenda tra le dune sabbiose vive Kidane, in pace con la moglie Satima, la figlia Toya e il dodicenne Issan, il giovanissimo guardiano della loro mandria di buoi. In paese le persone soffrono sottomesse al regime di terrore imposto dai jihadisti determinati a controllare le loro vite. Musica, risate, sigarette e addirittura il calcio, che i giovani però continuano a giocare, ma senza pallone, sono stati vietati. Le donne sono state obbligate a mettere il velo ma conservano la propria dignità. Ogni giorno una nuova corte improvvisata emette tragiche e assurde sentenze. Kidane e la sua famiglia riescono inizialmente a sottrarsi al caos che incombe su Timbuktu. Ma il loro destino muta improvvisamente quando Kidane uccide accidentalmente Amadou, il pescatore che aveva ammazzato Gps, il bue della mandria a cui erano più affezionati. Kidane sa che dovrà affrontare la corte e la nuova legge che hanno portato gli invasori.

Ispirato a una storia vera, Timbuktu coglie la tragedia dell’uomo e cerca il paradosso del potere, commuove di realismo come Rossellini e coglie l’assurdo di regime come Suleiman. Un cumulo di storie e personaggi, lirismo dolente e umorismo vignettistico, realismo scioccante e simbolismo elementare: Sissako, con la fotografia del Sofian El Fani di La vita di Adele, restituisce le forme con cui si dispiega la legge ottusa dell’integralismo. E sa fare, di queste macerie, senso materiale su cui fondare poesia.

17.11.2020 | OFFSIDE

regia: Jafar Panahi; interpreti: Sima Mobarak Shahi, Safar Samandar, Shayesteh Irani, Ida Sadeghi, Golnaz Farmani.

Orso d’Argento a Berlino

v.o. iraniano; st. italiano; 93’ – Iran 2006

Essere donna in Iran? Difficile come andare a una partita di calcio! Il regista iraniano Jafar Panahi torna a riflettere sulla condizione femminile nel suo Paese. E questa volta, diversamente che nel precedente Il cerchio, lo fa nascondendo la drammaticità della situazione dietro ai toni della commedia.
Cinque giovani donne si ritrovano prigioniere della polizia all’interno dello stadio per avere tentato, travestite da uomo, di entrare alla partita per la qualificazione dell’Iran ai mondiali del 2006. Ma alle tifose la legge non permette di condividere il calcio dal vivo con gli uomini, perché potrebbero essere turbate dal loro linguaggio. Così il film si svolge fra situazioni per noi assurde: la “tortura” sulle ragazze costrette a seguire la partita attraverso i cori del pubblico ma senza vederla, i trucchi per conquistarsi un posto sugli spalti, l’euforia della vittoria. Ma l’amaro resta in bocca ugualmente. (Francesca Feletti)

Orso d’argento al Festival di Berlino 2006, nasce da una scommessa del regista con sua figlia che voleva andare con lui allo stadio per vedere una partita di calcio. In Iran per legge è vietato alle donne assistere alle partite. Panahi era andato da solo, ma lei era riuscita a raggiungerlo. La foto dei due insieme fu pubblicata su molti giornali. La vicenda è fatta di microeventi che descrivono la situazione delle donne in una società assai arretrata in tema di diritti civili e di libertà individuali. Anche sceneggiatore, Panahi ricorre all’arma dell’ironia con episodi divertenti. Rimane la fedeltà alla sua scrittura registica di timbro zavattiniano senza sbavature né cali di tensione narrativa.
Il 1° marzo 2010 Panahi, la moglie, la figlia e altre 15 persone loro ospiti furono arrestati nella casa del regista a Teheran. Panahi è molto conosciuto e premiato nei festival europei. Il suo arresto ha provocato un intervento ufficiale del governo francese. In Italia si sono schierate le associazioni dei registi e l’ANAC.
(ilMorandini)