Cinema norvegese contemporaneo
il valore dei sentimenti
Il valore dei sentimenti
Rubiamo questo titolo al film di Joachim Trier Sentimental Value (2025), che ha avuto un’ampia diffusione nelle nostre sale e che in questa rassegna sarà riproposto solo a Bellinzona. La maggior parte dei film che presentiamo ruota infatti attorno al tema delle relazioni sentimentali e/o sessuali, delle relazioni famigliari e extra-famigliari. Non lasciamoci ingannare: il titolo “Il valore dei sentimenti” non è da intendere come un invito a crogiolarsi in storie “sentimentali” ispirate da qualche romanzo rosa, ma piuttosto come un’analisi profonda dell’intimità delle persone, contrassegnata da continui dubbi, ripensamenti, crisi esistenziali mai risolte del tutto. È un dato di fatto che il cinema norvegese sta vivendo da alcuni anni una fase di straordinaria vitalità creativa, che l’ha fatto conoscere e apprezzare al di fuori dei confini nazionali. La rassegna proposta dai cineclub ticinesi mette in evidenza soprattutto due registi: il primo è Joachim Trier, il più conosciuto, di cui saranno presentati 3 film: il più “vecchio” di tutti, Oslo, August 31th (2011), The Worst Person in the World (2021), rispettivamente secondo e terzo capitolo della sua “Trilogia di Oslo” (il primo era Reprise, del 2006) e il già citato e celebrato Sentimental Value; il secondo è Dag Johan Haugerud, anch’egli autore di una sua “Trilogia di Oslo”, che comprende Sex, Love e Dreams (2024), tutti presenti nei programmi di Bellinzona, Locarno e Lugano. Come nel caso di Joachim Trier, anche per Haugerud la città di Oslo non è solo lo sfondo su cui si agitano le inquietudini sentimentali dei personaggi, ma assurge a vera protagonista dei film. Se nei film di Trier si possono rintracciare reminiscenze bergmaniane per la profondità dell’analisi psicologica, ma anche influenze del cinema di Wong Kar-way e di quello di Richard Linklater per l’ambientazione urbana e la narrazione frammentata, in quelli di Haugerud il modello incontrastato è quello di Eric Rohmer (a cui il regista aveva dedicato la sua tesi di laurea) per un cinema essenzialmente basato sulla parola, che smentisce le aspettative voyeuristiche dello spettatore suscitate dai titoli. Completano la rassegna tre film di altri registi (due donne e un uomo): Ninjababy di Yngvild Sve Flikke, con la sua rappresentazione fresca e ironica, che combina commedia, dramma e animazione, di una gravidanza non voluta; Solomamma di Janicke Askevold, che al contrario è la difesa di una maternità non convenzionale; e Armand di Halfdan Ullman Tøndel (nipote di Liv Ullman e Ingmar Bergman), che si svolge tra le mura soffocanti di una scuola elementare dove una strepitosa Renate Reinsve (madre atipica) viene convocata in seguito alle accuse mosse al figlio di molestie sessuali nei confronti di un compagno. Essere (o non essere) madri, compagni e compagne fedeli (o infedeli), tensioni e dubbi nel far combaciare (o nel separare) amore e sesso: sono questi i temi di quasi tutti i film della rassegna, affrontati con notevole scavo psicologico e con sorprendente maestria stilistica. Grazie soprattutto ad ottime attrici ed ottimi attori, quasi tutti provenienti dal teatro, fra i quali primeggia Renate Reinsve (presente nei tre film di Joachim Trier in programma, premiata a Cannes per la miglior interpretazione femminile in The Worst Person in the World, candidata al Golden Globe, al Critic Choice Award, al premio Bafta e agli Oscar come miglior attrice protagonista per Sentimental Value). Al cinema norvegese i Circoli di Locarno e Bellinzona avevano già dedicato una rassegna nel 2018, ma allora non erano ancora emersi gli autori che qui presentiamo e lo stesso Joachim Trier non godeva ancora della fama internazionale di cui gode oggi (la sua consacrazione è avvenuta in fondo con The Worst Person in the World, nel 2021, grazie al premio ricevuto a Cannes da Renate Reinsve e a numerosi riconoscimenti in altri festival). Tutti i film in programma (con l’eccezione di Oslo, August 31th), sono stati realizzati dopo il 2020, molti negli ultimi due anni. Tornare sul paese scandinavo omaggiando la sua attuale vitalissima cinematografia è quindi più che legittimo. Come può essere utile che lo spettatore sia chiamato a riflettere sul “valore dei sentimenti”, magari mettendo in discussione anche i propri.
Michele Dell’Ambrogio, Circolo del cinema Bellinzona